Ottenere un bene o un servizio che soddisfi le nostre
esigenze, qualunque esse siano, è il criterio economico generale che ci guida
nei nostri acquisti.
Il secondo criterio è il risparmio.
Ma cosa significa risparmiare?
o meglio quando possiamo davvero parlare di risparmio?
È forse più semplice iniziare dicendo quello che il risparmio non è:
-risparmiare non significa spendere meno per poi “portarsi a
casa” ciò che non ci soddisfa o si rivela addirittura inutilizzabile.
Questo si chiama buttare
via i nostri soldi.
-risparmiare non significa accontentarsi di una qualità
inferiore e dover poi un giorno porre rimedio a quelle caratteristiche
necessariamente mancanti o fallaci o addirittura sostituire il prodotto per
intero.
Questo si chiama pagare
di più, anche il doppio, nel lungo periodo.
-risparmiare non significa spendere meno, o niente,
rinunciando ad un guadagno, o più in generale ad un vantaggio, che sarebbe
stato superiore alla somma investita.
Questa si chiama perdita.
Senza soddisfazione
non c’è risparmio
Il risparmio non si misura esclusivamente in base alla quantità
di risorse (ad es. denaro o tempo) investite, bensì in considerazione della proporzione fra il denaro o tempo speso e
la soddisfazione ottenuta in
conseguenza dell’acquisto del prodotto.
Per attingere dalla nostra
vita quotidiana, potremmo pensare ad esempio all’acquisto di un succo di mela,
ipotizzando che ciò che vogliamo è “portare a casa” una bevanda che sa di mela
e che gratifichi le nostre papille gustative. Vogliamo anche, come quasi sempre,
risparmiare. Tenendo a mente questo scenario, ipotizziamo ora di spendere 1
Euro per un succo che non è buono o sa di altro, piuttosto che 1,80 per un
succo che invece ci soddisfa. Fermo restando che non è sempre possibile
prevedere la qualità di ciò che si acquista e ricordando che stiamo qui solamente
semplificando un discorso molto stratificato, ci concediamo una
generalizzazione affermando che comprare il primo prodotto equivale non al
risparmio di 80 centesimi, bensì allo spreco di 1 Euro.
Una traduzione che
costa poco perché è fatta male, non è utilizzabile. Abbiamo speso soldi per
niente.
Un buon acquisto è la base di un
possibile risparmio,
e la base di un buon acquisto è
la qualità.
Stabilito quindi che è fondamentale che le nostre esigenze
siano soddisfatte, possiamo aggiungere che l’appropriatezza del prezzo che
paghiamo va misurata anche in ragione del vantaggio che ci deriverà dalle
caratteristiche del prodotto (bene, servizio) che acquistiamo.
Ritornando all’esempio del
succo, spendere 1 Euro per un succo gradevole, anziché 1,80 per un succo
gradevole e la cui confezione ne consente la facile consumazione anche fuori
casa, rappresenta un risparmio effettivo solo per le persone che o non
trarrebbero alcun beneficio da quella seconda caratteristica, o non
percepiscono quel vantaggio abbastanza marcato da meritare una spesa superiore,
o non reputano il costo aggiuntivo proporzionato al valore aggiunto che pur
riconoscono.
Una traduzione che
costa di meno perché non si è curata la forma, la presentazione del discorso e
altri elementi di stile, rappresenta un possibile modo di risparmiare denaro,
ma tale risparmio è valido solamente per coloro che non devono usare quella traduzione
per la pubblicazione o comunque per soddisfare le aspettative di un pubblico.
La qualità
è la misurazione della corrispondenza fra
le esigenze del cliente e la loro
soddisfazione,
la misurazione di quanto le caratteristiche di
un determinato prodotto siano idonee ad essere utilizzate in un certo ambito e
per determinate finalità.
Come si accumula
allora il risparmio?
Come si fa a ragionare sul
prezzo senza rinunciare alla soddisfazione, ai possibili vantaggi, alla
qualità?
Molti sanno, e spesso lo hanno purtroppo imparato a proprie
spese, che fra gli elementi su cui si può negoziare nel cercare di procurarsi
un risparmio non va mai messa la qualità.
Ciò che però non è facile intuire, o meglio individuare, è
cosa sia la qualità, perché si tratta di un concetto tutto sommato soggettivo,
cioè che varia a seconda delle persone, delle circostanze e delle finalità coinvolte. Nonostante vi
siano elementi che tutti sempre riconosceremo come punti di qualità (la
resistenza del tessuto di un vestito, la facilità a contattare un centro di
assistenza clienti, la limpidezza di una polizza assicurativa etc), non
possiamo ignorare il fatto che molti sono in realtà i fattori che determinano se
e quando un prodotto sia idoneo all’utilizzo (in senso ampio) che se ne vuole
fare.
Il primo consiglio è quindi:
1) individuate l’utilizzo che dovete fare
della traduzione che state per commissionare.
Si tratta della traduzione delle regole di un bando di
concorso a cui volete partecipare, che leggerà solo il vostro collega? O magari
un articolo di giornale di cui volete solo capire il contenuto per poter metter
a frutto le informazioni ivi contenute?
In questo caso il traduttore può risparmiare il tempo che
avrebbe altrimenti dedicato allo stile e alle raffinatezze terminologiche,
all’impaginazione e alla visualizzazione della pagina, alla rilettura meticolosa
di ogni segno di punteggiatura e accentuazione etc etc.
Capirete bene che il discorso cambia se quel testo dovete
pubblicarlo o renderlo disponibile ad un pubblico al quale dovete fare una
certa impressione (articoli, libri, brochure, siti web, presentazioni, inviti etc etc).
A seguire, altri piccoli dettagli che vi metteranno in
condizioni di ottenere tariffe migliori senza alcuna rinuncia sostanziale: