venerdì 25 maggio 2012

EQUITALIA E CITTADINI



RISPONDI QUI ALLA DOMANDA (SONDAGGIO DI BEPPE GRILLO)


QUESTE SONO LE MIE OPINIONI PERSONALI:


DOMANDA: Ritieni consigliabile che il tuo comune rescinda anticipatamente il contratto con Equitalia e provveda autonomamente ai servizi di riscossione?

RISPOSTA : SI

Perché?


Perché la riscossione dei tributi e delle sanzioni in cui incorriamo in qualità di cittadini di uno stato fa parte del complesso rapporto di fiducia e rispetto, diritti e doveri, fra cittadino e "autorità". Perché devo aver a che fare con un' impresa privata per risolvere questioni che mi riguardano come cittadino di un territorio? Tra l'altro, con che diritto sono stati comunicati i miei dati personali e la mia situazione economica ad Equitalia? Oltre ad incrinare il rapporto cittadino/stato, la delega dei servizi di riscossione a Equitalia puzza di violazione della privacy. Inoltre, ai cittadini di uno stato viene "chiesto" di pagare le tasse e contribuire in altro modo per farne parte, in modo che i vari enti svolgano le loro funzioni amministrative, ovvero provvedano a mantenere in essere le basi fondamentali per cui l'essere umano ha scelto a suo tempo di delegare ad un'entità sovra-umana la gestione delle questioni di giustizia, sostentamento, difesa e istruzione di un popolo. E' un patto in cui non ci devono essere intrusi che minacciano le fondamenta stesse della statualità. Insomma, in parole povere, ho preso una multa, non ho pagato i contributi? me la vedo con i diretti interessati, grazie, tanto comunque da loro devo andare per verificare la mia situazione, quelli di Equitalia stanno solo la a mandare lettere le quali, per quanto mi riguarda, vanno a finire direttamente con un volo ad arco nel cestino delle immondizie. Del resto chi li conosce questi? In nome di che principio gli è stata data l'autorità di contattarmi per esigere soldi? Un' impresa normale, come ad esempio la Telecom, può assoldare un'altra impresa che si occupa di riscossioni, ma stiamo forse suggerendo che lo stato è un'impresa e noi siamo dei clienti? Bene, se cosi fosse, dov'è la libera concorrenza? vorrei acquistare i miei servizi per il cittadino da qualche altra parte

Alice Zuzek

La qualità è il più grande risparmio




Ottenere un bene o un servizio che soddisfi le nostre esigenze, qualunque esse siano, è il criterio economico generale che ci guida nei nostri acquisti.

Il secondo criterio è il risparmio.


Ma cosa significa risparmiare?
o meglio quando possiamo davvero parlare di risparmio?

È forse più semplice iniziare dicendo quello che il risparmio non è:
-risparmiare non significa spendere meno per poi “portarsi a casa” ciò che non ci soddisfa o si rivela addirittura inutilizzabile.
Questo si chiama buttare via i nostri soldi.
-risparmiare non significa accontentarsi di una qualità inferiore e dover poi un giorno porre rimedio a quelle caratteristiche necessariamente mancanti o fallaci o addirittura sostituire il prodotto per intero.
Questo si chiama pagare di più, anche il doppio, nel lungo periodo.
-risparmiare non significa spendere meno, o niente, rinunciando ad un guadagno, o più in generale ad un vantaggio, che sarebbe stato superiore alla somma investita.
Questa si chiama perdita.



Senza soddisfazione non c’è risparmio

Il risparmio non si misura esclusivamente in base alla quantità di risorse (ad es. denaro o tempo) investite, bensì in considerazione della proporzione fra il denaro o tempo speso e la soddisfazione ottenuta in conseguenza dell’acquisto del prodotto.
Per attingere dalla nostra vita quotidiana, potremmo pensare ad esempio all’acquisto di un succo di mela, ipotizzando che ciò che vogliamo è “portare a casa” una bevanda che sa di mela e che gratifichi le nostre papille gustative. Vogliamo anche, come quasi sempre, risparmiare. Tenendo a mente questo scenario, ipotizziamo ora di spendere 1 Euro per un succo che non è buono o sa di altro, piuttosto che 1,80 per un succo che invece ci soddisfa. Fermo restando che non è sempre possibile prevedere la qualità di ciò che si acquista  e ricordando che stiamo qui solamente semplificando un discorso molto stratificato, ci concediamo una generalizzazione affermando che comprare il primo prodotto equivale non al risparmio di 80 centesimi, bensì allo spreco di 1 Euro.
Una traduzione che costa poco perché è fatta male, non è utilizzabile. Abbiamo speso soldi per niente.



Un buon acquisto è la base di un possibile risparmio,
e la base di un buon acquisto è
la qualità.

Stabilito quindi che è fondamentale che le nostre esigenze siano soddisfatte, possiamo aggiungere che l’appropriatezza del prezzo che paghiamo va misurata anche in ragione del vantaggio che ci deriverà dalle caratteristiche del prodotto (bene, servizio) che acquistiamo.
Ritornando all’esempio del succo, spendere 1 Euro per un succo gradevole, anziché 1,80 per un succo gradevole e la cui confezione ne consente la facile consumazione anche fuori casa, rappresenta un risparmio effettivo solo per le persone che o non trarrebbero alcun beneficio da quella seconda caratteristica, o non percepiscono quel vantaggio abbastanza marcato da meritare una spesa superiore, o non reputano il costo aggiuntivo proporzionato al valore aggiunto che pur riconoscono.
Una traduzione che costa di meno perché non si è curata la forma, la presentazione del discorso e altri elementi di stile, rappresenta un possibile modo di risparmiare denaro, ma tale risparmio è valido solamente per coloro che non devono usare quella traduzione per la pubblicazione o comunque per soddisfare le aspettative di un pubblico.

La qualità
 è la misurazione della corrispondenza fra
le esigenze del cliente e la loro soddisfazione,
 la misurazione di quanto le caratteristiche di un determinato prodotto siano idonee ad essere utilizzate in un certo ambito e per determinate finalità.




Come si accumula allora il risparmio?
Come si fa a ragionare sul prezzo senza rinunciare alla soddisfazione, ai possibili vantaggi, alla qualità?

Molti sanno, e spesso lo hanno purtroppo imparato a proprie spese, che fra gli elementi su cui si può negoziare nel cercare di procurarsi un risparmio non va mai messa la qualità.
Ciò che però non è facile intuire, o meglio individuare, è cosa sia la qualità, perché si tratta di un concetto tutto sommato soggettivo, cioè che varia a seconda delle persone, delle circostanze  e delle finalità coinvolte. Nonostante vi siano elementi che tutti sempre riconosceremo come punti di qualità (la resistenza del tessuto di un vestito, la facilità a contattare un centro di assistenza clienti, la limpidezza di una polizza assicurativa etc), non possiamo ignorare il fatto che molti sono in realtà i fattori che determinano se e quando un prodotto sia idoneo all’utilizzo (in senso ampio) che se ne vuole fare.

Il primo consiglio è quindi:

1)    individuate l’utilizzo che dovete fare della traduzione che state per commissionare.
Si tratta della traduzione delle regole di un bando di concorso a cui volete partecipare, che leggerà solo il vostro collega? O magari un articolo di giornale di cui volete solo capire il contenuto per poter metter a frutto le informazioni ivi contenute?
In questo caso il traduttore può risparmiare il tempo che avrebbe altrimenti dedicato allo stile e alle raffinatezze terminologiche, all’impaginazione e alla visualizzazione della pagina, alla rilettura meticolosa di ogni segno di punteggiatura e accentuazione etc  etc.
Capirete bene che il discorso cambia se quel testo dovete pubblicarlo o renderlo disponibile ad un pubblico al quale dovete fare una certa impressione (articoli, libri, brochure, siti web, presentazioni, inviti  etc  etc).

A seguire, altri piccoli dettagli che vi metteranno in condizioni di ottenere tariffe migliori senza alcuna rinuncia sostanziale:

giovedì 24 maggio 2012

TRADUZIONE AUTOMATICA?



                           

LEGGENDE METROPOLITANE E VERITA'     

I vari software di traduzione automatica così come li trovate in rete NON fanno parte degli strumenti della professione. Le traduzioni gratuite online sono solo il risultato di programmi che traducono meccanicamente le parole da una lingua ad un'altra applicando, nel migliore dei casi, dei criteri preimpostati di associazione fra parole che compongono espressioni comuni e di rilevamento del contesto. Se siete fortunati, frasi semplici o espressioni comuni come "ciao, come stai?" verranno correttamente tradotte in "hello, how are you?", ma è altrettanto possibile che addirittura un'espressione così nota vi venga proposta nella traduzione presa parola per parola dal dizionario e quindi con formule evidentemente errate del tipo "hello, as you are" o "hello, like you are".