venerdì 25 maggio 2012

La qualità è il più grande risparmio




Ottenere un bene o un servizio che soddisfi le nostre esigenze, qualunque esse siano, è il criterio economico generale che ci guida nei nostri acquisti.

Il secondo criterio è il risparmio.


Ma cosa significa risparmiare?
o meglio quando possiamo davvero parlare di risparmio?

È forse più semplice iniziare dicendo quello che il risparmio non è:
-risparmiare non significa spendere meno per poi “portarsi a casa” ciò che non ci soddisfa o si rivela addirittura inutilizzabile.
Questo si chiama buttare via i nostri soldi.
-risparmiare non significa accontentarsi di una qualità inferiore e dover poi un giorno porre rimedio a quelle caratteristiche necessariamente mancanti o fallaci o addirittura sostituire il prodotto per intero.
Questo si chiama pagare di più, anche il doppio, nel lungo periodo.
-risparmiare non significa spendere meno, o niente, rinunciando ad un guadagno, o più in generale ad un vantaggio, che sarebbe stato superiore alla somma investita.
Questa si chiama perdita.



Senza soddisfazione non c’è risparmio

Il risparmio non si misura esclusivamente in base alla quantità di risorse (ad es. denaro o tempo) investite, bensì in considerazione della proporzione fra il denaro o tempo speso e la soddisfazione ottenuta in conseguenza dell’acquisto del prodotto.
Per attingere dalla nostra vita quotidiana, potremmo pensare ad esempio all’acquisto di un succo di mela, ipotizzando che ciò che vogliamo è “portare a casa” una bevanda che sa di mela e che gratifichi le nostre papille gustative. Vogliamo anche, come quasi sempre, risparmiare. Tenendo a mente questo scenario, ipotizziamo ora di spendere 1 Euro per un succo che non è buono o sa di altro, piuttosto che 1,80 per un succo che invece ci soddisfa. Fermo restando che non è sempre possibile prevedere la qualità di ciò che si acquista  e ricordando che stiamo qui solamente semplificando un discorso molto stratificato, ci concediamo una generalizzazione affermando che comprare il primo prodotto equivale non al risparmio di 80 centesimi, bensì allo spreco di 1 Euro.
Una traduzione che costa poco perché è fatta male, non è utilizzabile. Abbiamo speso soldi per niente.



Un buon acquisto è la base di un possibile risparmio,
e la base di un buon acquisto è
la qualità.

Stabilito quindi che è fondamentale che le nostre esigenze siano soddisfatte, possiamo aggiungere che l’appropriatezza del prezzo che paghiamo va misurata anche in ragione del vantaggio che ci deriverà dalle caratteristiche del prodotto (bene, servizio) che acquistiamo.
Ritornando all’esempio del succo, spendere 1 Euro per un succo gradevole, anziché 1,80 per un succo gradevole e la cui confezione ne consente la facile consumazione anche fuori casa, rappresenta un risparmio effettivo solo per le persone che o non trarrebbero alcun beneficio da quella seconda caratteristica, o non percepiscono quel vantaggio abbastanza marcato da meritare una spesa superiore, o non reputano il costo aggiuntivo proporzionato al valore aggiunto che pur riconoscono.
Una traduzione che costa di meno perché non si è curata la forma, la presentazione del discorso e altri elementi di stile, rappresenta un possibile modo di risparmiare denaro, ma tale risparmio è valido solamente per coloro che non devono usare quella traduzione per la pubblicazione o comunque per soddisfare le aspettative di un pubblico.

La qualità
 è la misurazione della corrispondenza fra
le esigenze del cliente e la loro soddisfazione,
 la misurazione di quanto le caratteristiche di un determinato prodotto siano idonee ad essere utilizzate in un certo ambito e per determinate finalità.




Come si accumula allora il risparmio?
Come si fa a ragionare sul prezzo senza rinunciare alla soddisfazione, ai possibili vantaggi, alla qualità?

Molti sanno, e spesso lo hanno purtroppo imparato a proprie spese, che fra gli elementi su cui si può negoziare nel cercare di procurarsi un risparmio non va mai messa la qualità.
Ciò che però non è facile intuire, o meglio individuare, è cosa sia la qualità, perché si tratta di un concetto tutto sommato soggettivo, cioè che varia a seconda delle persone, delle circostanze  e delle finalità coinvolte. Nonostante vi siano elementi che tutti sempre riconosceremo come punti di qualità (la resistenza del tessuto di un vestito, la facilità a contattare un centro di assistenza clienti, la limpidezza di una polizza assicurativa etc), non possiamo ignorare il fatto che molti sono in realtà i fattori che determinano se e quando un prodotto sia idoneo all’utilizzo (in senso ampio) che se ne vuole fare.

Il primo consiglio è quindi:

1)    individuate l’utilizzo che dovete fare della traduzione che state per commissionare.
Si tratta della traduzione delle regole di un bando di concorso a cui volete partecipare, che leggerà solo il vostro collega? O magari un articolo di giornale di cui volete solo capire il contenuto per poter metter a frutto le informazioni ivi contenute?
In questo caso il traduttore può risparmiare il tempo che avrebbe altrimenti dedicato allo stile e alle raffinatezze terminologiche, all’impaginazione e alla visualizzazione della pagina, alla rilettura meticolosa di ogni segno di punteggiatura e accentuazione etc  etc.
Capirete bene che il discorso cambia se quel testo dovete pubblicarlo o renderlo disponibile ad un pubblico al quale dovete fare una certa impressione (articoli, libri, brochure, siti web, presentazioni, inviti  etc  etc).

A seguire, altri piccoli dettagli che vi metteranno in condizioni di ottenere tariffe migliori senza alcuna rinuncia sostanziale:


2)     rendete il testo da tradurre facilmente accessibile, disponibile su un formato semplice da gestire, e leggere, per il traduttore.
Uno scan o una copia che si legge male, un file in Pdf non modificabile piuttosto di un semplice Word, un indirizzo di un sito internet da tradurre piuttosto dei contenuti dello stesso già pronti su file, sono tutti fattori che possono incidere negativamente sul tempo del professionista e di conseguenza sulla tariffa che vi viene proposta.

3)    Verificate con il professionista la quantità di testo ripetuto
Molti tipi di testo, tra cui i manuali e certo materiale destinato al web, contengono una quantità considerevole di ripetizioni di frasi, paragrafi etc.

4)  Limitate il servizio di traduzione alle parti che effettivamente vi interessano e assicuratevi, se siete voi gli autori, di aver rivisto la versione finale del vostro testo  magari adattandola per il pubblico straniero: certi virtuosismi e certa retorica ha senso solamente nella vostra lingua e andrà comunque modificata se non persa nella lingua straniera; se lo ritenete opportuno potete quindi scarnare un po’ lo stile eliminando parti che non incidono sulla comprensibilità ed efficacia del discorso.

5)  Offrite il vostro supporto, non solo mettendo a disposizione il vostro sapere (chi meglio di voi sa ad esempio di cosa si occupa la vostra società o di che emozioni parla il vostro romanzo), ma anche e soprattutto consigliando e indicando testi che si riferiscono allo stesso argomento, possibilmente in entrambe le lingue, e qualsiasi altra documentazione rilevante.

6) Ragionate sul fattore tempo. Per quando vi servono le traduzioni? L’urgenza va ad incidere negativamente sul prezzo.

7)  Giocate sulla quantità. Lo sconto sulla quantità è uno dei vari vantaggi che distingue un gruppo di traduttori (ad esempio un’agenzia o un’associazione) rispetto a singole figure professionali.
Se ad esempio avete bisogno di un testo tradotto in varie lingue, contattare un’agenzia vi farà non solo risparmiare tempo e fatica nella ricerca dei professionisti più qualificati, evitando anche il rischio di valutazioni mal riuscite e altri disastrosi intoppi, ma vi permetterà di ottenere prezzi favorevoli in base al volume del progetto nella sua totalità.
 Allo stesso modo, collaborazioni ricorrenti sfruttano lo stesso principio e permettono di accumulare risparmio a lungo termine.



Risparmiare significa
usare meno risorse possibili
per soddisfare esigenze
ottenendo il miglior risultato possibile.

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